domenica 29 novembre 2009

Partido Liberal, Juan Carlos Zúniga: "Resultados serán a nuestro favor"




El candidato a la alcaldía de San Pedro Sula por el Partido Liberal, Juan Carlos Zúniga, votó esta tarde en la Universidad Nacional Autónoma de Honduras en el Valle de Sula, Unah-vh.

El presidenciable Elvin Santos, quien llegó a la ciudad en helicóptero, también se encuentra en la universidad para darle el apoyo a Zúniga.

Santos dijo que Zúniga "es un hombre muy humano que lo ha demostrado al pueblo Hondureño".

"Donde sea que vamos se nota el apoyo, creo que seremos triunfadores", añadió Zúniga, quien tiene muchas expectativas "y piensa que serán a su favor los resultados."

Zúniga: Confían en mi capacidad

Seguro y optimista de que los sampedranos sin distingos de colores políticos le darán su voto se mostró ayer el doctor Juan Carlos Zúniga.

Zúniga promete un gobierno de igualdad. El cardiólogo señala que en pocos días de campaña la población sampedrana le ha brindado cariño y admiración. “Hay alegría en los pobladores cuando llegamos a los mercados, barrios, colonias y bordos.

La gente nos recibe con bendiciones, oraciones y muchas de estas personas que no querían ir a votar nos han manifestado que lo harán porque confían en nuestra capacidad”, contó.

Apoyará al Rivas
En un céntrico hotel de la ciudad, el galeno coordinaba ayer los trabajos de representación y logística en las mesas electorales. Indicó que el manejo de los resultados estará a cargo del personal del hospital Mario Rivas que lo ha apoyado de inicio a fin y de sus familiares, amigos, compañeros de escuela y universidad y médicos.

Zúniga reiteró que ellos hoy le estarán reguardando las urnas en los diferentes centros educativos de la capital industrial. El galeno le pidió a los sampedranos no equivocarse al marcar expresándoles que si le dan la oportunidad de ser alcalde en los primeros 100 días de gobierno municipal las finanzas de la alcaldía estarán saneadas. Para ello buscará el apoyo de la banca privada , de los empresarios y de la misma sociedad.

Zúniga promete recuperar la confianza del sampedrano para que se motive y pague sus impuestos. “Los impuestos de los sampedranos serán devueltos con verdaderas obras sociales y de infraestructura, así como programas efectivos orientados a brindar seguridad a los ciudadanos y educación de calidad a los niños más desposeídos”, resaltó.

El médico indicó que si es alcalde jamás se desligará del hospital Mario Rivas al que, dijo, le dará todo su apoyo para que sea uno de los mejores centros asistenciales del país y de Centroamérica. “Nuestro corazón está en ese hospital con la gente humilde y el enfermo. Al ser alcalde, si Dios quiere, apoyaré al Rivas, lo conozco bien y sé de sus necesidades”, apuntó. El aspirante espera gobernar al lado de su esposa Iveth Aramendía, que luchará por rescatar a los niños de la calle llevándolos a verdaderos centros de atención para menores. También velará por el bienestar de los ciudadanos de la tercera edad en abandono.

Intervista ad un seggio elezioni Honduras 2009

Hondureños se vuelcan masivas votaciones | La Tribuna.hn - Una voluntad al servicio de la patria.

Hondureños se vuelcan masivas votaciones | La Tribuna.hn - Una voluntad al servicio de la patria.

Los progreseños acudieron a las sedes de los partidos políticos a verificar dónde les toca votar.

Los progreseños acudieron a las sedes de los partidos políticos a verificar dónde les toca votar.

ESPECIAL VOTO 2009

ESPECIAL VOTO 2009

Honduras: in corso voto dopo-golpe - Mondo - ANSA.it

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Honduras en lucha!: Espinal: Elecciones en Honduras tendrán abstención del 70%

Honduras en lucha!: Espinal: Elecciones en Honduras tendrán abstención del 70%

L'ambasciatore honduregno in Venzuela parla di un astensione attorno al 70%...per via del carattere illegale della consultazione...si vedrà.

Verso un afflusso elettorale inaspettato




Presenza massiva ai seggi. Zelaya parla alla TV di stato di Chavez. I primi commenti tra la gente concordano sul fatto che senza il golpe di Micheletti una tornata elettorale di successo come questa non sarebbe stata possibile.

Aperti i seggi in Honduras

Da poco più di venti minuti si vota. Il Paese sud americano reduce da un colpo di stato militare che ha impedito il ritorno in patria del Presidente Zelaya vota davanti ad osservatori internazionali sotto egida ONU. Recentemente la corte costituzionale honduregna ha sancito ufficialmente la impossibilità per Zelaya di emendare la costituzione vigente di fatto sbarrandogli la strada dopo la sua dichiarazione che non avrebbe riconosciuto il risultato elettorale delle odierne consultazioni. Dietro Zelaya sì nasconde il disegno di un nord del sud america socialcomunista sotto il controllo del caudillo di Caracas. Chavez nei giorni dell esilio forzato di Zelaya non Garnier escluso l'intervento militare venezuelano a favore di Zelaya. I militari golpisti hanno più volte chiarito che l'azione da loro compiuta era in difesa della costituzione che sarebbe stata sul punto di essere forzosamente emendata da Zelaya, peraltro asseverando le loro ragioni accettando la mediazione internazionale e appoggiando le elezioni sotto egida ONU. Dietro questo voto c'è molto di più del governo di Tegucicalpa.

Inviato dal cellulare Nokia

W la Democrazia in Honduras

sabato 28 novembre 2009

Elezioni Honduras

Domani elezioni in Honduras. Fondamentali per il destino dell'area. Zelaya dovrà dimostrare di avere sul serio l'appoggio del popolo honduregno. Tramite i twits di Izzy Ortega, osservatore internazionale delle elezioni, uomo dell'Heritage Foundation, Roark proverà ad aggiornare gli interessati. Sul blog e su twitter.
A domani

mercoledì 18 novembre 2009

La logica di Sansone



L'uscita del Presidente del Senato Schifani di ieri sera che apriva con chiarezza all'ipotesi di elezioni anticipate, mentre si è alle porte di un voto di fiducia sul DL Ronchi relativo al recepimento di discusse direttive UE circa la privatizzazione dei servizi pubblici locali, ha gettato il mondo politico italiano nel panico.
Nello stomaco della maggioranza comincia a farsi sentire il lato oscuro del prolungato silenzio berlusconiano.
Dell'opposizione è giusto tacere, anche perché in questa vicenda una sola cosa è certa e cioé le barricate che questa farà davanti al Quirinale per evitare elezioni anticipate, il risiko invece è tutto nell'eterna lotta tra il Premier, il suo partito ed ambienti della Magistratura che eufemisticamente possiamo definire come indifferenti al sentimento di carità di Patria.
Si sa infatti che Berlusconi è irato per trovarsi per la prima volta in un cul de sac: ma c'è cul e cul.
E' difficile spiegarlo: il Premier ha un ampia maggioranza composta dal proprio partito e da un unico alleato. Il suo partito è ancora giovane e allo stato embrionale, al suo interno non sono ancora chiari i meccanismi di composizione della linea politica ed in mancanza le minoranze vanno in ordine sparso senza guarentigie. L'unico alleato, la Lega, è da lui ritenuto il più prezioso degli amici anche se è in realtà probabilmente il suo peggiore nemico basti pensare agli altolà che immediatamente alza quando il PDL prova ad imprimere un talgio più politico alla sua azione di Governo (vedi Cota sulla fiducia al DL Ronchi). In più la Lega raccoglie per sé i meriti dei risultati facendo fare al Premier il lavoro sporco, gli ha messo in casa un controllore che ha anche le chiavi della cassaforte e si è autoeletto tutore non si sa bene di che cosa.
Ma fin quì, si dirà, è la democrazia bellezza! Poi però lo showdown. E allora perché?
Non sono le sentenze Mills, né la distruzione scientifica della propria vita privata ad opera degli avversari politici, neanche la condanna ultraventennale multimiliardaria al risarcimento all'Ingegnere, il fatto è un altro.
Il chiaccherato sottosegretario all'economia Nicola Cosentino riceve un ordine di custodia cautelare per concorso esterno in Camorra, in molti si affrettano a dire che deve dimettersi e che non può candidarsi. Berlusconi tace.
Poi trapela la notizia per cui secondo indiscrezioni provenienti da alcune procure siciliane, il Presidente del Consiglio sarebbe prossimo a ricevere un altro avviso di garanzia, questa volta per Mafia (!). Mai silenzio fu più propizio, se Berlusconi avesse spinto per le dimissioni di Cosentino, al ricevimento di quest'altro teorema accusatorio avrebbe dovuto trarne le conseguenze.
Che dire, la cosa puzzicchia di complotto.
Dopo che il Lodo Alfano è stato rigettato Silvio Berlusconi ha tentato in qualche modo di metterci una pezza con una frettolosa ed incompleta riforma della giustizia, oggi tutti, anche parti dell'opposizione, si affannano a parlare di legge costituzionale per il Lodo Alfano, di ripristino dell'immunità (la Lega è contraria), ma il Presidente del Consiglio sembra deciso ad uscire dalle pastoie facendo cadere il Governo in un inciampo parlamentare ed impedendo il conferimento di qualsiasi altro incarico.
In tutto questo, anche dando per scontato come non'è, che si riesca ad andare alle urne e anche dando per scontato come non è, che Berlusconi (e non più il PDL visto e considerato che ne rimarrebbe travolto) riottenga presso a poco gli stessi risultati in termini di seggi parlamentari alle future politiche, in tutto questo, non si riesce a capire in che modo la nuova chiamata elettorale riuscirebbe a sanare il vulnus di Berlusconi con la Magistratura.
Le elezioni non spostano nulla di una virgola i processi e i teoremi pendenti, né un Berlusconi fresco di elezione potrebbe impedire alcunché, i processi e i teoremi andrebbero avanti.
L'unica cosa certa che si otterrebbe è che si porterebbero indietro le lancette della politica nazionale di 15 o forse più anni, che si getterebbe a mare quanto di buono fatto in termini di razionalizzazione del sistema politico, visto che è ben possibile che l'operazione fallisca e che il parlamento italiano si ritrovi in un caos simil fine Prima Repubblica. A quel punto non sarebbe solo finito quello che viene definito il berlusconismo ma anche il bipolarismo, il sogno della modernizzazione della democrazia italiana.
Allora che fare?
Andare avanti con le riforme, mettere alla porta gli ostacoli (leggi i/l Ministr/o) alla realizzazione del programma di Governo, andare ai processi, prendersi il fango e chiudere il mandato. Il giudizio sull'operato di Berlusconi non lo darebbero i Magistrati più o meno in buona fede, ma se per davvero si realizzasse il programma di riforme del Paese promesso a partire dalla famosa discesa in campo, sarebbe la storia a giudicare Berlusconi.
Con il Muoia Sansone Con Tutti I Filistei, invece, il Premier rischia il più clamoroso degli autogol ed una responsabilità questa sì storica davanti al Paese e al suo futuro.