martedì 4 novembre 2008

Obama Santo Subito

Su Sky ad America 2008 l'inviato nel paese keniota del padre di Obama si giura che se lui vincerà si porrà fine alle violenze tribali

Effetto Bradley

Rischi di sollevazioni popolari in Ohio. Qualunque sia il risultato. Almeno quì il voto razziale pare essere stato sottostimato.
Mc Cain chiede una proroga dei termini per il voto in Virginia, viceversa avvocati avvocati avvocati e quindi voto non definito: pare la macchina elettorale sia andata in tilt.
C'è un sondaggio che da Mc Cain avanti anche il Pennsylvania di dodici punti! Dubbi.

Don Imus in collegamento sulla FOX


Il controverso presentatore radiofonico già al centro di polemiche e sanzionato con la sospensione della sua trasmissione per una serie di controversi commenti a sfondo razziale ha appena ribadito come non vi sia modo di sottovalutare il valore storico di queste elezioni. L'atmosfera si scalda.

La lunga notte americana


La tornata elettorale americana del 2008 inizia con la FOX che parla di intimidazioni da parte delle Black Panthers in Philadelphia e notizie di diffusi problemi nella macchina elettorale un po' per tutto il Paese.
Un buon inizio ? Potrebbe portare bene.
Certo bisognerà vedere i primi dati sull'affluenza alle urne...chi l'ha detto che sarebbe una buona notizia per Obama una grande affluenza alle urne...Roark vuole vederli gli Stati centrali dell'Unione andare in massa al seggio per votare pro Obama...se vince (e con ogni probabilità Barack vince) non sarà per l'affluenza alle urne.

sabato 1 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

Horror pensiero



A proposito dei film già visti di questi giorni...

mercoledì 22 ottobre 2008

Ogni Voce che resiste di Roberto Saviano


La lettera di Saviano apparsa su la Repubblica del 22/10/2008 da quasi l'idea di un progresso civile nel nostro Paese, Roark ne prende atto.

"GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.
Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.

Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati.

Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.

Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.

Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.

Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.

Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.

Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.

Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.

Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.

Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.

Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.
Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.

E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.

Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie."


(http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/camorra-4/saviano-ringrazia/saviano-ringrazia.html)

giovedì 16 ottobre 2008

Perché il piano europeo funziona e quello americano no



Se volete sapere perché il piano anti-crisi dei mercati finanziari regge in Europa e non regge negli States o in Asia dovete fare uno sforzo.

Dovete mettervi alle spalle tutti gli entusiasmi dopo la ripresa delle borse dell'altro ieri seguite all'annuncio del piano europeo, dovete dimenticare i trionfalismi corporativisti che hanno inneggiato al sano intervento statalista contro l'abominio della deregulation.

Perché dovreste farlo?

Roark vi invita ad interrogarvi sul perché un intervento pubblico senza contorni ben definiti (quello europeo) sia visto con un occhio migliore di un altro ben più massiccio ed esplicito (quello americano da $700mld). Il motivo è molto semplice.

Perché di esso non c'è bisogno.

Quello che i mercati hanno apprezzato dell'intervento europeo è la "garanzia" statale (eventuale) degli affidamenti interbancari (sui soldi che le banche si prestano le une verso le altre), garanzia che ha tranquillizzato gli attori del mercato, sbloccando l'ingessatura del sistema europeo e permettendo comunque di limitare le perdite anche all'annuncio del risultato sugli indici di oggi sull'economia USA che sottolineano una marcata recessione.

Cosa continuano a fare invece gli States? Soldi. Compra tutti i bad assets in giro il Governo USA. Compra tutto. Ma quanto tutto? A questo punto visto che i mercati non hanno fiducia forse non basta. E' quello che ha detto il primo ministro giapponese, leccandosi le ferite dopo che la borsa nipponica la notte scorsa ha perso oltre l'11%.

Allora che facciamo. Altri soldi? Altro debito?

Dietro questa inedia americana a garantire il mercato interbancario si annida la ragione della crisi. Se non se la sentono di garantire loro, allora perché noi operatori non dobbiamo vendere?

La crisi USA ormai morde l'economia reale. Le companies che fanno business nel campo delle carte di credito sono attese alla prossima svolta. Il muro è dietro l'angolo.

Serve un pilota che governi la macchina al più presto.

martedì 7 ottobre 2008

Complimenti per la trasmissione


Quando da un anno a questa parte, da mesi a questa parte e sino a qualche giorno fa, Roark e la masnada dei liberisti brutti e cattivi avvertivano che la crisi dei mercati, non essendo una crisi sui consumi o sul valore degli investimenti, bensì sulla fiducia interbancaria, cioé sulla disponibilità delle banche d'affari e del sistema finanziario americano di prestarsi denaro a vicenda, non doveva essere affrontata mettendo soldi buoni su soldi cattivi, ci si urlava contro dandoci degli integralisti.

Quando ci si batteva per far comprendere che contro questa ingessatura del sistema finanziario, dovuta in massima parte a quella sfiducia, la pioggia di soldi o l'entrata in tackle dello Stato a nulla sarebbe valso se non a gettare ulteriore polvere nell'arena, disorientando ancora di più il toro, i media di tutto il mondo plaudevano alla svolta sovietica del piano Paulson.

Il Walterone nazionale ancora ieri urlava che è colpa della destra mondiale, della deregulation, dimenticando che gran parte delle colpe del crack sui mutui vanno ricercate nella gestione di Fannie Mae e Freddie Mac, due agenzie per i mutui (quasi il 40% della raccolta U.S.A.) esempio pressoché unico nel paese a stelle e strisce di aziende dalla natura parastatale (50% del capitale in mano pubblica), per le quali, come dire, è difficile guardando alla loro gestione poter sostenere cavalcassero l'onda del capitalismo selvaggio, semmai cavalcavano quella della pozzanghera socialista.

Ma tant'è eccoci quà con le borse che crollano come non mai, anche più che dopo l'11/9, mai così dal venerdì nero del 1987 e ciò nonostante il piano Paulson e con la consapevolezza che la marea inumana di soldi buttati andrà quindi a rimpinguare la crescita dell'inflazione per un futuro certo di deflazione: crescita negativa (deindustrializzazione) e diminuzione radicale del potere d'acquisto dei salari per effetto dell'inflazione fuori controllo.

Complimenti per la trasmissione quindi.

Ma a questo punto come se ne esce?

Bè per uscirne forse si è ancora in tempo a seguire le orme del piano degli economisti di Chicago: trasformare l'intervento a pioggia di liquidi di provenienza del Tesoro in fondi bloccati a garanzia di un maxi aumento di capitale da raccogliere tra i cittadini (sì come l'oro alla patria) in cambio di azioni garantite degli istituti travolti dalla crisi dei mercati subprime.

Un nuovo statuto per la FED, più sul modello della BCE che preveda meno discrezionalità d'intervento (Roark sarebbe per abolirla la FED), contratti derivati tipici (previsti nel regolamento della SEC - anche la SEC Roark la abolirebbe) per le contrattazioni nei mercati regolamentati, processi per accertare le responsabilità di chi ha occultato e dissimulato perdite, caccia ai bancarottieri.

Viceversa così continuando (anche con lo stanziamento di soldi statali in non meglio precisati fondi europei), quello che potrà accadere è quanto è già accaduto ma traslato sull'economia reale e in più il passaggio del cerino dalle assicurazioni alle carte di credito, naturale corollario della spirale deflattiva, gli Stati imporvvisamente proprietari di interessi economici loro sì, alla fine, ultimi depositari del cerino.

Interessi economici che per definizione confliggono sopra risorse che ancora per definizione scarseggiano, così generandosi - sempre per definizione - il più classico dei cliché storicisti: la tensione tra Stati, invece che tra Corporation.

Stati messi all'angolo, con magari poco da perdere e una deterrenza militare da non buttare, il tutto per una trasmissione assolutamente da perdere e che si prevede esplosiva.

venerdì 3 ottobre 2008

martedì 30 settembre 2008

Massimo Gaggi e gli economisti di Chicago


L'articolo con il quale Massimo Gaggi descrive sulla edizione mattutina del Corriere della Sera l'intervento degli economisti di Chicago sul perché fosse necessario dire NO al 'Bailout' del Segretario del Tesoro Paulson, è uno dei pezzi giornalistici più faziosi che sia dato ricordare nel giornalismo che conta.
Gli economisti di Chicago sarebbero stati la sponda ideologica per il disastro che è seguito alla bocciatura del piano Paulson, causando i risultati della seduta di ieri che hanno visto cedere Wall Street il 7% SP (perdendo 777,68 punti, record negativo nella storia) e l'8,8% ND, il tutto dopo mesi di altalena (più bassi che alti) e con avvisaglie che la crisi stia arrivando alla fase ultimativa: quella del passggio dalle banche d'affari alle carte di credito.
Loro i liberisti brutti e cattivi hanno osato sostenere che il fatto che lo Stato nazionalizzasse una parte della propria economia grande più o meno quanto il PIL dei Paesi Bassi, non potesse essere ridotto ad in intervento passeggero: seguendo la ricetta Paulson l'economia americana avrebbe intrapreso la china delle economie miste europee.
Logico che una prospettiva del genere interessi a tanti editorialisti più o meno economisti come Gaggi, ma purtroppo per lui - anche se il pericolo non è svanito - gli USA sono una repubblica vera e la festa è rimandata sine die (giovedì nuova sedura alla Camera...anche se Roark spera sia per sempre).
Cosa avevano proposto gli economisti di Chicago al posto della follia socialista di Paulson?
Bene poiché è evidente che il problema finanziario degli USA è il corollario di una gestione dissennata della leva finanziaria, la cui conseguenza più grave, a parità di valore degli investimenti ed economici, è rappresentata dalla pressoché annichilita fiducia interbancaria (nessuna banca presta più un $ ad altra banca), il sistema è andato in collasso di liquidità. Ma la liquidità iniettata dissennatamente in questi mesi dalle Banche centrali di tutto il mondo e che gente come Paulson, Bernanke & Company vuole continuare ad iniettare, non è andata a ristabilire un clima di fiducia, No: è andata ad ingrassare la pancia della bestia (leggi l'inflazione).
Così ora anche l'economia reale viene falcidiata dall'inflazione, quando quella finanziaria è totalmente ingessata. E naturalmente tutto questo che ne dite: può che migliorare il clima di fiducia? NO.
Gli economisti di Chicago hanno detto questo: se tirate fuori quei soldi dalle tasche dei contribuenti, l'economia reale andrà inesorabilmente in recessione ora che è già provata dalla crescita dell'inflazione e dalla stretta sul credito, il risultato sarà un disastro, da cui il paese a stelle e strisce si sveglierà socialista.
Se invece quei soldi le banche e il paese li chiedono al mercato, ai cittadini, vendendo in cambio azioni magari sotto garanzia del Tesoro, si immetterà ugualmente liquidità ma questa venendo dal basso e non da una decisione presa a Washington, verrà letta dai mercati finanziari come un gesto di fiducia del paese profondo nei confronti della sua economia, ancora la più forte del pianeta, l'effetto non potrà che essere quello di restituire nel medio termine la fiducia necessaria per ricostruire.
Inutile dire che Massimo Gaggi non è convinto. Ma questa è solo una garanzia in più sulla bontà del piano.

giovedì 18 settembre 2008

Anyone may arrange his affairs so that his taxes shall be as low as possible


Judge Learned Hand (1872-1961), U. S. Court of Appeals

in the case of Gregory v. Helvering 69 F.2d 809, 810 (2d Cir. 1934), aff'd, 293 U.S. 465, 55 S.Ct. 266, 79 L.Ed. 596 (1935)


"Anyone may arrange his affairs so that his taxes shall be as low as possible; he is not bound to choose that pattern which best pays thetreasury. There is not even a patriotic duty to increase one's taxes.Over and over again the Courts have said that there is nothing sinisterin so arranging affairs as to keep taxes as low as possible. Everyonedoes it, rich and poor alike and all do right, for nobody owes anypublic duty to pay more than the law demands."

mercoledì 17 settembre 2008

La vasta cospirazione di inadatti


Possiamo dirci ciò che vogliamo su quanto accaduto stamane in USA, ma la nazionalizzazione di AIG non è solamente l'ennesimo take over da parte della FED di un impresa privata alla bancarotta, è molto di più.

Come scrive il New York Times stiamo assistendo alla nazionalizzazione più importante della Storia degli Stati Uniti d'America ed è difficile per Roark essere dalla parte di chi sostiene sia un male minore sulla strada della riforma: quale riforma? Continuando di questo passo il senso della riforma che gli USA si daranno rischia di assomigliare maledettamente a quello del Venezuela di Chavez!

Inoltre perché le major del mercato finanziario americano dovrebbero essere interessate alla realizzazione di una riforma condivisa se sanno in partenza che raggiungendo una massa critica preoccupante per la FED (come nel caso di Fanni Mae eFreddy Mac o di AIG e Bear Stearns) poi tanto arriva il Settimo Cavalleggeri e mette tutto a posto?

La decisione di Governo e FED va ancora una volta nel senso sbagliato perché non contribuisce a riportare la fiducia nel mercato interbancario scosso dalle conseguenze del Credit Crunch dell'agosto di un anno fa, anzi così facendo mina ancor di più la fiducia degli istituti l'uno verso l'altro giacché nessuno può più essere sicuro dei conti dell'altro al punto da fargli credito.

La saga dei fallimenti fosse già iniziata con Bear Stearns oggi non ci troveremmo con l'invasione della crisi finanziaria nel campo assicurativo e - come si vocifera - a breve nel campo delle carte di credito. La normativa fallimentare avrebbe rimesso in campo i mezzi di produzione al valore di mercato e sarebbero stati penalizzati gli investitori non avveduti.

Quando saremo giunti lì, quando la crisi finanziaria si sarà divorata i consumi già messi a dura prova dall'inflazione, il buon Bernanke finalmente avrà raggiunto l'obiettivo e avremo la nostra Big Depression.

C'è da chiedersi se no si sia al cospetto di una vasta cospirazione di inadatti.

lunedì 15 settembre 2008

Mourning David Foster Wallace


Scompare suicida in Claremont, California, David Foster Wallace, 46 anni, uno dei talenti più luminosi che negli ultimi venti anni la letteratura contemporanea abbia espresso.
Messosi in luce sul finire del revival letterario degli anni ’90 che accompagnò l’era clintoniana, Wallace era nato ad Ithaca, Stato di New York, nel 1962 e vissuto ad Urbana, Illinois. Figlio di un allievo di Irvin Malcom, biografo di L. Wittgenstein, cominciò a scrivere il suo primo romanzo e i racconti che composero poi la raccolta “La ragazza dai capelli strani”, mentre era sulle orme del padre e studiava filosofia. (Continua su l'Occidentale.it) http://www.loccidentale.it/articolo/ricci.0057833

giovedì 11 settembre 2008

9/11 Tribute


Per noi europei la retorica è qual cosa di cui vergognarsi.
La retorica ti obbliga ad esplicitare valori, a credere.
E' difficile per noi giustificarla intellettualmente.
Anche se serve a definire i contorni di un simbolo.
Democrazia, libertà sono valori dati, acquisiti, che bisogno c'è di ricordarlo?
Le due altissime torri in fiamme stanno lì per questo.

Divertimento bipartisan

'The Man' e i suoi dubbi religiosi

martedì 2 settembre 2008

Altro che P2, democrazia diretta


"Non ci vuole Mandrake -spiega Di Pietro- per sapere cosa c'e' da fare in materia di giustizia. Ci vogliono piu' soldi per la sicurezza, per le forze di polizia e per le forze dell'ordine, ci vuole un insieme di provvedimenti ordinari per fare in modo che ci sia piu' personale, per fare in modo che si accorcino i tempi per fare giustizia, che si riducano i gradi di giudizio, insomma c'e' da fare tutto meno che quello che vogliono fare". Roma, 2 set. Adnkronos


Ogni volta che ascolta o legge qualcosa di Di Pietro, a Roark vengono i brividi.

Ancora una volta il pretoriano del giustizialismo aprioristico da del piduista a chi cerca di rendere chiaro nell'ordinamento il principio costituzionale del giusto processo, a questo serve la separazione delle carriere: non si può passare da avvocato della accusa a organo giudicante come se si trattasse semplicemente di una diversa mansione.

Per Roark bisognerebbe fare di più ma questo è già un passo avanti.

Roark è con la Lega: democrazia diretta, l'elezione dei Pubblici Ministeri.

Di Pietro, che c'azzecc la P2?

mercoledì 25 giugno 2008

Il "Buffo" di Walter


Andiamo con i fatti.
Il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno commissiona alla Ragioneria Generale dello Stato una revisione sui conti del Comune.
Si scopre che il debito del Comune di Roma è di 8,1 miliardi, 6,8 ereditati già dagli anni 80.
“Ma si va verso quota 9,7″ dice Alemanno.
Già, 1,4 miliardi li deve al Comune la Regione Lazio, poi ci sono altre mancate entrate per 0,7 miliardi.
Il Walterone nazionale, il nostro democrats, dice che si tratta di una voragine “accumulata durante decenni e comunque inferiore, nel dato pro-capite, al debito dei cittadini milanesi: 2.480 euro contro i 2.540 per romano”.
Bella forza! Qualcuno spieghi a Walter che il Comune di Milano per cittadini residenti consta di un numero ben inferiore a quello di Roma!
L'eredità Rutelli-Veltroni peserebbe presso a poco 1 miliardo di "buffi".
Hai voglia a dire che il debito si è creato in gran parte con i finanziamenti per la metro B1, che si tratta non di un buco ma di uno "stock di debito costituito da titoli e mutui che il Comune contrae", la traduzione pratica resta sempre la stessa: BUFFI.
"Buffo" è anche pensare che noi credevamo di dover avere a che fare con un Partito Democratico dall'ispirazione roosveltiana, macché questo è Cirino Pomicino.