domenica 18 ottobre 2009
Not Evil Just Wrong
"Not Evil Just Wrong" è un film che dice cose scomode sulle presunte verità di Al Gore in barba al verbo hollywoodiano.
Spiega in termini pratici i costi umani dell'isteria scatenatasi attorno al presunto surriscaldamento globale e alla fine dei tempi che starebbe per arrivare per colpe umane.
Spiega come la propaganda catastrofista genererà un incremento di tasse che finirà per gravare sulle famiglie proprio nel momento in cui queste sono costrette ad affrontare le asprezze della Crisi economica più dura dalla Grande Depressione.
Gli accoliti di Al Gore vogliono vietare l'uso dei combustibili fossili producendo così un disastro economico capace di spostare ulteriormente l'ago della bilancia dello sviluppo globale a favore di paesi come l'India e la Cina.
"Not Evil Just Wrong" è un modo di resistere, di oltrepassare il muro di gomma del mainstream del circo mediatico, da sempre incline a prendere per oro colato ogni assalto al valore dell'essere umano in quanto tale ed a propagandare un idea di umanità=male che tende a negare la innata vocazione a creare valore, benessere, armonia dell'uomo in un mondo creato per che esso ne sia centrale.
Questo è il trailer, non è per elites illuminate, è per tutti noi, uomini e donne in carne ed ossa.
lunedì 5 ottobre 2009
Della crisi economica Ayn Rand aveva già previsto tutto

Pubblicato su www.loccidentale.it 2/10/2009
Aziende che falliscono una dietro l’altra, difficoltà nell’assicurare servizi che sino a ieri si davano per scontati, come i trasporti o il gas, l’acqua, la luce; uno Stato e dei Governi che si sostituiscono agli individui nel gioco economico; un mondo della cultura piegato ad una visione nihilista e ad una gara allo svilimento del valore dell’uomo.
Bisogna essere molto ottimisti per dirsi che non ci sia qualcosa degli incubi oscuri che si nascondevano dentro la mente di Ayn Rand quando scriveva “La Rivolta di Atlante” e “La Fonte Meravigliosa”, negli sviluppi che è dato osservare dalla Crisi in cui l’occidente si è impantanato.
Esule russa che fuggiva dalla follia sovietica, arrivò nel paese a stelle e strisce e vide un America che cambiava pelle, che si interrogava sul suo futuro e si preparava ad affrontarlo senza paura; la crisi del ’29 e la guerra, il successo, il benessere e poi però il crescere di una deriva collettivista che la preoccupava per la possibilità che essa aveva in sé di spegnere il sogno americano e la vocazione libertaria degli States: l’unica nazione nella storia ad essere diventata tale attorno ad un’idea, quella della libertà e del benessere dell’individuo.
Il fatto è che nel suo romanzo capolavoro, un romanzo che resta ancora oggi tra i libri più venduti negli Stati Uniti d’America e che è stato eletto il secondo libro più influente, dopo la Bibbia, fregiandosi della nomina da parte della Boston Public Library tra i cento libri più importanti del XX secolo, il fatto è che “Atlas Shrugged” (“La rivolta di Atlante”, Mondadori, Volume I – Il Tema - pagg. 378, Volume II – L’Uomo che apparteneva alla terra - pagg. 395, Volume III – L’Atlantide - pagg. 515), le sequenze di film che stanno andando in onda nelle nostre vite - le file davanti alle banche per ritirare i contanti, le serrande semichiuse dei fallimenti improvvisi - tutto questo in “Atlas Shrugged” è ritratto doviziosamente e con decenni d’anticipo ma non solo, Ayn Rand preconizzò e già da allora (il romanzo è del ) lo sbocco della crisi di un sistema capitalistico piegato dall’avidità dello Stato e di uomini malvagi (naturalmente in combutta), uno sbocco luminoso.
Ayn Rand previde un tempo in cui sotto il peso del loro fallimento, gli Stati sarebbero stati costretti ad occuparsi esclusivamente della sicurezza e dell’amministrazione della giustizia, uno Stato dalla leva fiscale volontaria e poco più che avrebbe finito per finanziarsi attraverso la cooperazione volontaria degli uomini, una società completamente – o quasi – privatizzata dove il ceto politico fosse ridotto, o meglio ricondotto, alla sua antica ispirazione di fucina di amministratori pro-tempore della cosa pubblica.
Ma al di là della scommessa sul futuro di una autrice scomparsa nel 1982 e divenuta da subito molto più che una scrittrice, le analogie tra il nostro tempo e le profezie di Ayn Rand non sono sfuggite all’acume commerciale della casa editrice iUniverse che ha deciso di mandare in ristampa il libro di Frederick Cookinham, “The Age of Rand: Imagining an Objectivist future world” (2005, pagg. 488).
Cookinham si sforza di trovare i legami tra il passato, il presente e il futuro narrati nelle storie di Ayn Rand e il posto, in una prospettiva storica, del suo pensiero: la filosofia dell’Oggettivismo.
L’autore immagina un mondo che scorra come la Rand lo aveva immaginato, esaminando differenti implicazioni sotto il profilo sociale. Il tutto è naturalmente basato su una fantasia utopica, ma supportato con esempi presi da eventi storici e trend di lungo periodo.
Momento centrale del libro, come dell’opera della filosofa dell’oggettivismo è l’analisi della vera natura dell’altruismo “di Stato”, in una tensione a smascherare l’inganno dietro il solidarismo a buon prezzo contrapposto all’egoismo virtuoso di aristotelica memoria.
Un lavoro scorrevole e non necessariamente consigliabile solo ai già lettori dei libri di Ayn Rand, che scoperchia, come riesce, una ipotesi di futuro che per la logica socialdemocratica è simile ad un incubo ultra-liberista, per i liberali una bella utopia, per i libertari un sogno.
Nel 1964 durante una celebre intervista al Magazine Playboy, Ayn Rand a domanda rispose
"Do I think that Objectivism will be the philosophy of the future? I would say yes, but…not right now.”,
Per Cookinham invece il futuro è adesso.
giovedì 24 settembre 2009
Non date spazi al Circo barnum

No ragazzi Roark non vuole parlare degli animalisti sul piede di guerra, non si vuole spendere contro il Circo o contro i maltrattamenti agli animali, il Barnum che lo intriga di più è quell'orrenda sceneggiata che si dimostra ancora una volta essere l'assemblea delle nazioni unite, qualcosa a metà tra una notte degli Oscar, un pletorico soviet, una incredibile vetrina per gli sproloqui dei dittatori di tutto il mondo e naturalmente le belle parole dei capi di Stato e di Governo occidentali che non possono permettersi di perdere occasione per scagliarsi contro nemici invisibili (il Global Warming) ovvero duellare contro la povertà nel mondo.
I gomiti piegati e palmi dele mani in su in atteggiamento di preghiera di Ban Ki Moon, lo sguardo incazzato di Hatoyama che sembra qualcuno gli abbia appena rubato il portafoglio, il pupazzo di Hu Jintao che profonde parole rassicuranti, l'entrata di "The Man" stile campione dell'NBA e poi loro Morales, Chavez, Ahmadinejad, Gheddafi e vai col tango.
Posto che come al solito la sifda fotografica la vince Barack, maestro nel saper sfoggiare la mascella quadrata in queste circostanze e le spallucce quando l'esercito magari gli chiede più uomini e posto ancora che non è certo la prima volta che assistiamo a questi spettacoli la recente assemblea ha però il merito di essere riuscita a sconfinare nel grottesco.
Le vaccate di Ahmadinejad hanno prodotto il solito abbandono della sala (meno male) delle delegazioni occidentali (non tutte però gli svedesi no), Zapatero ha scelto uno stile hip hop minimal e alla fine ha fatto tenerezza, interessante invece il sovrappeso che ha palesato Hillary Clinton, ma il teatrino di un Gheddafi in formato Michael Jackson ultimo stadio è stato qualcosa da ricordare: bigliettini, libretti, parole incomprensibili. Eccezionale.
Poi attori, ex non-Presidenti alla Al Gore, il Barnum insomma.
La decisione che verrà adottata in materia di inquinamento sarà quella di doversi rincontrare per adottare altre decisioni.
Dato per scontato come non è che ci sia davvero il Global Warming, siamo sicuri di avere bisogno di tutto questo?
lunedì 21 settembre 2009
venerdì 18 settembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Non facciamo gli struzzi

Diciamocela una cosa.
La partita che sta giocando Fini ha poco a che vedere con la leadership berlusconiana o con l'azione di questo Governo. Ha molto a che vedere con il futuro del PDL. Certo ha a che vedere con il futuro politico di Fini ma ha molto più a che vedere con il futuro del PDL.
C'è un determinismo anagrafico ineluttabile cui rifiutarsi di prendere atto significherebbe mettere la testa sottoterra come gli struzzi.
Quando Silvio non sarà più Presidente del Consiglio - visto che per sua stessa ammissione non si ricandiderà e questo giorno sarà tra quattro anni quando avrà raggiunto la veneranda età di 76 anni - non si tratterà solamente di trovare il modo giusto per selezionare un leader che vada bene alle oligarchie interne e che possa intendersela con la Lega, si tratterà di strutturare un dialogo tra i vari pensieri politici che animano la base del partito, pena la fine di tutto e il trionfo del Grande Zentro!
Oggi tutto questo pare non serva perché Berlusconi riassume o per lo meno prova a riassumere culturalmente tutti o quasi, ma domani le cose saranno diverse.
Non potrà esistere una personalità dotata dell'eccezionalismo del Presidente del Consiglio a meno che non si preveda di affidare le scelte politiche del partito per i prossimi dieci anni ad un ologramma preregistrato che funga da oracolo!
Cominciare un dibattito politico anche aspro e non nascondersi dietro un dito è un buon inizio. Darsi regole democratiche nel partito è l'unica speranza che questo ha di sopravvivere all'uscita dalla scena politica del suo fondatore e ispiratore.
venerdì 4 settembre 2009
Oltre il linguaggio da Caserma

martedì 14 luglio 2009
lunedì 13 luglio 2009
Quanto Grande deve diventare la spesa governativa per essere realmente obamiana?

giovedì 2 luglio 2009
Il limite del parossismo

Succede che il mio pezzo Contro il Nuovo Culto apparso nei giorni scorsi sulla rivista on line della Fondazione Fare Futuro www.ffwebmagazine.it sia stato ripreso dal mainstream della stampa nazionale scatenando un vespaio di veleni e polemiche.
Il sottoscritto avrebbe infatti prestato la sua voce ad una sediziosa fronda interna al centro destra italiano suscitando irritazione e stizza.
Tutto ciò siccome il pezzo era una mera recensione su The Cult of the Presidency: America's Dangerous Devotion to Executive Power di Gene Healy, editorialista del Los Angeles Times e del Chicago Tribune, dove si parla di stile ed esercizio del potere.
Ho sempre pensato debba esistere un limite nella politicizzazione dei fatti rappresentato dal rischio di cadere nel parossismo. Evidentemente mi sbagliavo.
Ma per il fatto che mi sbagliavo certo non intendo limitare la mia libertà di esprimere un personale parere, che non vincola e obbliga nessuno, tanto meno gli amici di Fare Futuro che ringrazio per la solidarietà e le dovute precisazioni.
http://www.lastampa.it/red
http://archiviostorico.cor
http://ricerca.repubblica.
http://taggatore.com/artic
http://www.ffwebmagazine.i
venerdì 19 giugno 2009
Referendum, votare SI per dimenticare

Domenica e Lunedi si tiene un referendum capace, ove accolto dalla maggioranza degli italiani, di spazzare via per sempre un costume e un assetto politico, mediatico, affaristico, su cui il sistema conta e contava per poter perpetrare il proprio parassitismo ai danni di tutti i tax payers italiani.
Ma il Presidente ha sottovalutato il passaggio o peggio, per debolezza politica, lo ha glissato, di fatto mandando a quel paese quella ultima speranza di riforma che rimaneva agli illusi del 1994 come Roark.
Ecco che dopo reaganismo, liberismo, taglio della spesa pubblica, riduzione drastica delle aliquote fiscali, finisce in soffitta pure il bipartitismo, il tutto in nome di un governo che per quanto senza infamia o senza lode si stia comportando, certo non adempie al mandato politico del suo elettorato per un cambiamento radicale, vero senso del voto al centrodestra negli ultimi 15 anni.
Attacchi, insulti, giustizia ad orologeria, menzogne, spiate, vigliaccate, disonesti a tutta birra, moralisti, finto inquisitori, speculatori e via di questo passo, si sono messi di traverso da sempre da momento della discesa in campo del Cavaliere ma non hanno mai avuto successo per il semplice fatto che la gente era con lui, disposta a seguirlo, anche turandosi il naso su alcune evidente contraddizioni e/o conflitti di interesse, il tutto in nome di una cosa, le riforme e non il suo bel sorriso che non ha mai ipnotizzato nessuno.
Ora che chiaro che queste riforme non verranno al Presidente del Consiglio viene a mancare lo scudo del sostegno popolare incondizionato che prelude la fase di inzio del sospetto.
Probabilmente troppo tardi per Berlusconi per cambiare strada, per noi cittadini invece no, votare SI al referendum rappresenta una ultima chiamata valida per restituirci un futuro attraverso un sistema politico bipartitico, stabile e omogeneo, per fare in modo che il sistema della alternativa al governo del Paese resti anche dopo la fine della stella berlusconiana.
VOTARE SI.
martedì 19 maggio 2009
Ok tutto bello ma il debito chi lo paga?

domenica 26 aprile 2009
Stop spending our future
E' un allarmante, ma onesto, video apparso su Reason TV. Il video consente una comprensione oculare della follia interventista partita negli States sul finire dell'ultimo mandato Bush ed amplificata esponenzialmente da tra bailouts e ”stimulus” vari dall'Amministrazione Obama: un spesa governativa che supera ampiamente il Piano Marshall, la Seconda Guerra Mondiale e il New Deal roosveltiano.
Si regga chi può.
martedì 21 aprile 2009
Washington: scoperta la bufala del furto telematico del progetto del super-caccia

Se avete letto la notizia non vi preoccupate, se non l'avete letta leggetela di sotto e comunque non preoccupatevi lo stesso, nessuna violazione del segreto militare o furto telematico da parte dei cinesi: Mr. Obama ha dato le carte del progetto in cambio delle figurine di Mao. E' tutto a posto.
http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_21/bombardiere_pirati_piano_9de27ad6-2e52-11de-8b9e-00144f02aabc.shtml
mercoledì 15 aprile 2009
Che siano le europee a venire accorpate al referendum

giovedì 9 aprile 2009
"Yes we can...disarm?"

venerdì 27 marzo 2009
Mr President please straight ahead

venerdì 20 marzo 2009
Greetings from Teheran

Così con un bel sorrisone televisivo il grande Obama tende la mano ad Ahmadinejad, mettendo avanti a tutto (leggi la corsa nucleare, il sovvenzionamento di organizzazioni terroristiche, il calpestamento sistematico dei piÙ elementari diritti umani, l'assassinio di Stato di ieri stesso di un blogger buttato in carcere per aver espresso il suo dissenso, lo spregio del diritto internazionale, l'odio verso Israele, ecc. ecc.) in nome di un appeasment che sa di ritirata.
Il comportamento di Obama con gli iraniani ricorda da vicino Jack Nicholson in Mars Attacks il capolavoro di Tim Burton: un Presidente USA che si trova di fronte a marziani che da una parte non perdono occasione per dire che vengono in pace dall'altra fanno terra bruciata; Nicholson nel film cerca grottescamente un accordo anche di fronte agli atti di aperta sfida dei marziani.
I marziani quì sono gli iraniani che nonostante il gesto di Obama non sono soddisfatti, vogliono di più, oltre l'umiliazione. Il brutto è che c'è la sensazione che Barack possa concederglielo.
Inviato dal cellulare Nokia
martedì 3 marzo 2009
Felice giorno dell'indipendenza Texas!

Per i texani non si trattava di un mero atto di disobbedienza civile. I loro diritti e le loro libertà civili erano stati violati.

