sabato 1 novembre 2008
venerdì 31 ottobre 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
Ogni Voce che resiste di Roberto Saviano

La lettera di Saviano apparsa su la Repubblica del 22/10/2008 da quasi l'idea di un progresso civile nel nostro Paese, Roark ne prende atto.
"GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.
Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.
Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati.
Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.
Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.
Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.
Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.
Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.
Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.
Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.
Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.
Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.
Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.
Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.
E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.
Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".
Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie."
(http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/camorra-4/saviano-ringrazia/saviano-ringrazia.html)
giovedì 16 ottobre 2008
Perché il piano europeo funziona e quello americano no

Se volete sapere perché il piano anti-crisi dei mercati finanziari regge in Europa e non regge negli States o in Asia dovete fare uno sforzo.
Dovete mettervi alle spalle tutti gli entusiasmi dopo la ripresa delle borse dell'altro ieri seguite all'annuncio del piano europeo, dovete dimenticare i trionfalismi corporativisti che hanno inneggiato al sano intervento statalista contro l'abominio della deregulation.
Perché dovreste farlo?
Roark vi invita ad interrogarvi sul perché un intervento pubblico senza contorni ben definiti (quello europeo) sia visto con un occhio migliore di un altro ben più massiccio ed esplicito (quello americano da $700mld). Il motivo è molto semplice.
Perché di esso non c'è bisogno.
Quello che i mercati hanno apprezzato dell'intervento europeo è la "garanzia" statale (eventuale) degli affidamenti interbancari (sui soldi che le banche si prestano le une verso le altre), garanzia che ha tranquillizzato gli attori del mercato, sbloccando l'ingessatura del sistema europeo e permettendo comunque di limitare le perdite anche all'annuncio del risultato sugli indici di oggi sull'economia USA che sottolineano una marcata recessione.
Cosa continuano a fare invece gli States? Soldi. Compra tutti i bad assets in giro il Governo USA. Compra tutto. Ma quanto tutto? A questo punto visto che i mercati non hanno fiducia forse non basta. E' quello che ha detto il primo ministro giapponese, leccandosi le ferite dopo che la borsa nipponica la notte scorsa ha perso oltre l'11%.
Allora che facciamo. Altri soldi? Altro debito?
Dietro questa inedia americana a garantire il mercato interbancario si annida la ragione della crisi. Se non se la sentono di garantire loro, allora perché noi operatori non dobbiamo vendere?
La crisi USA ormai morde l'economia reale. Le companies che fanno business nel campo delle carte di credito sono attese alla prossima svolta. Il muro è dietro l'angolo.
Serve un pilota che governi la macchina al più presto.
martedì 7 ottobre 2008
Complimenti per la trasmissione

venerdì 3 ottobre 2008
martedì 30 settembre 2008
Massimo Gaggi e gli economisti di Chicago

giovedì 18 settembre 2008
Anyone may arrange his affairs so that his taxes shall be as low as possible

in the case of Gregory v. Helvering 69 F.2d 809, 810 (2d Cir. 1934), aff'd, 293 U.S. 465, 55 S.Ct. 266, 79 L.Ed. 596 (1935)
"Anyone may arrange his affairs so that his taxes shall be as low as possible; he is not bound to choose that pattern which best pays thetreasury. There is not even a patriotic duty to increase one's taxes.Over and over again the Courts have said that there is nothing sinisterin so arranging affairs as to keep taxes as low as possible. Everyonedoes it, rich and poor alike and all do right, for nobody owes anypublic duty to pay more than the law demands."
mercoledì 17 settembre 2008
La vasta cospirazione di inadatti
lunedì 15 settembre 2008
Mourning David Foster Wallace

Messosi in luce sul finire del revival letterario degli anni ’90 che accompagnò l’era clintoniana, Wallace era nato ad Ithaca, Stato di New York, nel 1962 e vissuto ad Urbana, Illinois. Figlio di un allievo di Irvin Malcom, biografo di L. Wittgenstein, cominciò a scrivere il suo primo romanzo e i racconti che composero poi la raccolta “La ragazza dai capelli strani”, mentre era sulle orme del padre e studiava filosofia. (Continua su l'Occidentale.it) http://www.loccidentale.it/articolo/ricci.0057833
giovedì 11 settembre 2008
9/11 Tribute

martedì 2 settembre 2008
Altro che P2, democrazia diretta

mercoledì 25 giugno 2008
Il "Buffo" di Walter

Andiamo con i fatti.
Il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno commissiona alla Ragioneria Generale dello Stato una revisione sui conti del Comune.
Si scopre che il debito del Comune di Roma è di 8,1 miliardi, 6,8 ereditati già dagli anni 80.
“Ma si va verso quota 9,7″ dice Alemanno.
Già, 1,4 miliardi li deve al Comune la Regione Lazio, poi ci sono altre mancate entrate per 0,7 miliardi.
Il Walterone nazionale, il nostro democrats, dice che si tratta di una voragine “accumulata durante decenni e comunque inferiore, nel dato pro-capite, al debito dei cittadini milanesi: 2.480 euro contro i 2.540 per romano”.
Bella forza! Qualcuno spieghi a Walter che il Comune di Milano per cittadini residenti consta di un numero ben inferiore a quello di Roma!
L'eredità Rutelli-Veltroni peserebbe presso a poco 1 miliardo di "buffi".
Hai voglia a dire che il debito si è creato in gran parte con i finanziamenti per la metro B1, che si tratta non di un buco ma di uno "stock di debito costituito da titoli e mutui che il Comune contrae", la traduzione pratica resta sempre la stessa: BUFFI.
"Buffo" è anche pensare che noi credevamo di dover avere a che fare con un Partito Democratico dall'ispirazione roosveltiana, macché questo è Cirino Pomicino.
martedì 17 giugno 2008
Liberali o Conservatori

E va bene. Sembra chiaro che la luna di miele del Paese con il Governo sia destinata a perdurare.
Ma Roark osserva e aspetta.
Aspetta soprattutto il documento di programmazione economica per capire dove si vuole andare a parare.
Ma nel frattempo con 2.500 effettivi dell'esercito nelle strade per i prossimi mesi, Roark non può non rilevare come il parossismo attorno alla questione sicurezza ne abbia di gran lunga superato la soglia.
Ad interventi mirati si preferisce il gesto ad effetto di stampo conservatore. Un risultato che sarà senza dubbio inconcludente e capace di creare tensioni all'interno dei corpi dello Stato.
E il tutto per una sola necessità di propaganda: lo Stato c'è.
Roark rileva un paradosso: durante la Convention di Assago, un Fini che doveva apparire politicamente sconfitto per aver dovuto prendere atto del successo della linea politica Berlusconi con l'adesione al PDL, da quel palco parlava di un partito, il nuovo PDL, capace di portare nel Paese una rivoluzione conservatrice. Chi ascoltava pensava alla infiorettatura di una marcia indietro. E poi Berlusconi non aveva sempre parlato di rivoluzione liberale...o no? Non è la stessa cosa.
Oggi osserviamo che pur avendo perso politicamente quella partita - quella del partito - la destra sociale di Fini sembra vincere quella della politica profonda, quella nazionale, quella dell'ispirazione all'azione di Governo, giacché Tremonti si propone come un consevatore di stampo keynesiano, Maroni lotta per imporre lo Stato di diritto addirittura con l'esercito e La Russa, ritrosamente lo concede.
Per Roark se conservatorismo vuol dire lotta alla collettivizzazione, la luna di miele può continuare, se conservatorismo vuol dire invece socialismo da destra, nazional-populismo che si pasce del valore e dell'immagine dei corpi dello Stato, va meno bene, anzi va male.
La luna di miele può continuare ancora. Ma documento di programmazione economica permettendo.
giovedì 5 giugno 2008
Il-nuovo-che-avanza-Obama

E così è diventato ufficiale l'inevitabile è Obama il canditato democratico.
Naturalmente nella sua candidatura non c'è nulla di nuovo.
Obama infatti di afroamericano ha solo i tratti somatici, appartiene invece molto di più a quel populismo di scuola democratica di cui è stato limpido rappresentante quel Jimmy Carter i cui disastri in politica internazionale ancora oggi gli Stati Uniti pagano, non da ultimo la fallita interposizione alla rivoluzione islamica in terra persiana e il goffo blitz rimasto alla storia.
Sarà un caso ma la prima uscita di Obama dal momento che è diventato evidente il suo successo nelle primarie del partito dell'asinello è stata proprio "Cancellerò la minaccia iraniana": quasi un deja vù.
I più ironici si chiedono se la minaccia non venga fatta scomparire al di là delle chiacchere (in cui Obama è un maestro) con un sonoro appeasement.
Ma tant'è la capacità del candidato democratico di gettare fumo negli occhi in questa congiuntura economica negli USA e in uno scontro frontale con un uomo come Mc Cain che viene da un'altra generazione, rischia di diventare decisiva.
Secondo una rilevazione del Pew Research Center dell'aprile scorso, i punti di vantaggio su John McCain, per il neo-candidato democratico alle prossime presidenziali erano ben 5 (47%-42%).
Per ABC News/Washington Post, rilevazione di Maggio, i punti di distanza non sono più 5, ma 6 (51%-45%).
Per Gallup, sempre rilevazione di Maggio, i punti potrebbero diventare 4 (43%-47%). E...d'accordo c'è chi sostiene che ricompattando il GOP, con l'aiuto di un G.W.Bush seppure ai minimi di gradimento, il senatore dell'Arizona avrebbe una chance, ma appunto di chance si tratta e nulla più per una candidatura eishenaweriana capitata in un fase della storia americana che resta un periodo di guerra ma un periodo di guerra che una metà del popolo americano si rifiuta o non ha compreso essere tale.
In realtà le prossime elezioni americane rischiano per davvero di essere paradigmatiche per il futuro degli Stati Uniti e dell'alleanza occidentale più di quanto non sia dato pensare.
Nel votare Obama il paese a stelle e strisce voterebbe una tregua con il terrorismo, un parziale disimpegno sugli scenari internazionali venduto per realismo, soluzioni per risolvere la crisi economica sul modello delle socialdemocrazie europee - questa la ricetta innovativa de il-nuovo-che-avanza-Obama - che farebbero tornare indietro il paese in modo drammatico.
In pratica il primo passo nella direzione sbagliata da trenta anni a questa parte.
Ecco cosa rappresenta il-nuovo-che-avanza-Obama.
mercoledì 4 giugno 2008
Siamo alle solite un altro "articolo 18"

D'accordo la Lega e il suo pieno di voti.
D'accordo il lassismo del precedente governo.
Giusto che venga mandato un segnale di presenza dello Stato e delle forze dell'ordine.
Ok, va bene anche che abbiamo un problema di immigrazione clandestina serio (del resto abbiamo un po' di coste da controllare...).
Il problema esiste. Dobbiamo affrontarlo.
Ma se il nuovo governo Berlusconi ha intenzione di intavolare un'altra battaglia contro i mulini a vento rendendo il dibattito sul reato di clandestinità una battaglia ideologica, come in passato fu per l'art. 18...allora c'è da preoccuparsi.
Con il mare di riforme economiche di cui necessita il Paese scopriamo la vera emergenza non sia il taglio radicale della spesa per dar fiato agli investimenti e ad una finanza pubblica che danza pericolosamente sull'orlo della bancarotta ovvero l'economia reale arrivata alla canna del gas: no, il problema è il reato di clandestinità.
Roark prova una simpatia viscerale per gli autonomisti e per gente come Umberto Bossi o Maroni (Calderoli è difficile ragazzi...ci sto provando), ma la tendenza dei migliori leghisti (Umberto Bossi e Maroni) va detto, troppo spesso è volta ad ideologizzare, a fare nell'azione di governo - per lo meno in quello del Paese - operazioni di acquisizione di consenso e poco importa poi il risultato. Sia chiaro, un po' tutti si comportano così quando sono a Palazzo Chigi o sullo scranno regionale e comunale, ma errare è umano, perseverare diabolico.
Eppoi a Roark da un po' fastidio tutto questo atteggiamento occhiuto che è montato sul problema sicurezza: la sicurezza, la sicurezza, la sicurezza...basta!
Pragmatismo prima di tutto.
C'è il codice penale e la certezza della pena non si ristabilisce introducendo nuovi reati, nuovi ingolfamenti giudiziari, ritardi, anni buttati e riforme da riformare senza che siano mai entrate in vigore.
Se c'è da espellere uno sbandato che venga espulso, punto.
Ma da qui a trasformare mediaticamente l'Italia nel Bronx per finire a fare una figura Heideriana, questo no!
Il Governo se deve proprio servire a qualcosa certamente serve alla tutela della vita dei cittadini che lo sovvenzionano lautamente e per essa deve impegnarsi, ma deve impegnarsi in egual modo all'espansione della sfera della libertà individuale che in Italia è atavicamente mortificata e ciò per riconsegnare al futuro della penisola, nuovamente una prospettiva di benessere.
E' per tali ragioni che al Governo c'è questa maggioranza. Non per abbaiare alla luna.
venerdì 30 maggio 2008
Prepararsi al disastro

Sul sito del Cato Institute, Anna Schwartz, co-autore con Milton Friedman di A Monetary History of the United States, 1867-1963 che valse il Nobel al grande economista, ci spiega cosa aspettarsi dalle politiche monetarie della FED di Bernanke.
La summa di tali aspettative è stata riportata da Roark nel suo post, esse possono rappresentarsi ne più ne meno come l'overture ad una bancarotta.
D'altronde la politica monetaria di ingerenza del nuovo Governatore della Banca centrale Americana, la sua continua entrata a gambe tese nel mercato borsistico e finanziario internazionale, fino a spingersi ad un improbabile ed indiretto salvataggio di banche d'investimento - come accadde mesi fa con la Bear Sterns - difficilmente può essere considerata innovativa e dagli effetti positivi, visto che il mercato del credito bancario statunitense e non, sembra lontano dal volersi acquetare.
Il nuovo Governatore è al lavoro da due anni e se così fosse non dovrebberoo esserci incertezze e la scarsa fiducia che si osserva invece nei mercati. Non dovrebbe esservi infine la necessità di salvare Società che non dovrebbero essere salvate: questa è una cosa che può capitare in Europa o in Italia, ma non negli USA; si tratta pur sempre di Società insolventi e non dovrebbero raggiungere l'attenzione della FED.
Questa attitudune ad ergersi a "cavaliere bianco" della FED crea problemi di ordine etico e distorce l'assetto dei mercati finanziari impedendo al sistema di fare pulizia e di promuovere le Società più virtuose.
Se puoi acquisire ogni tipo di assets, finiscono per non esserci più criteri universalmente riconosciuti per giudicare quali sono veri assets e quali no. Quali produrranno ragionevomente un ritorno economico favorevole agli investitori e quali no.
La Fed così comportandosi manda ai mercati un messaggio secondo il quale gli assets che la Fed compra sono tutti sufficientemente buoni per entrare nel proprio portafoglio e libera dall'errore investitori che hanno fatto scelte sbagliate credendo in management nella migliore delle ipotesi incapaci.
In questo modo non ci sono penalità per scelte sbagliate.
Questa non è la strada per un mercato del credito migliore, per un'economia in salute; questa è la strada per un'economia che può facilemente essere trascinata verso il disastro.
